
Sto preparando una parodia con tutti i luoghi comuni del terrore, non tanto perchè ami il genere letterario, ma quanto perchè mi da modo di disegnare immagini con tagli e inquadrature bellissime. Come tutti i disegnatori sto evidentemente commettendo l'errore di subordinare il racconto al mio piacere di disegnare e dunque so che anche questo progetto sarà zeppo di difetti e pian piano scivolerà verso l'oblio dove già si trovano tanti personaggi vissuti il tempo di un'idea e mai cresciuti in una storia.
Con ciò sollevo una questione che forse il lettore di fumetti non coglie nella sua dimensione e gravità.
Un fumetto non si disegna, si scrive. Si scrive per immagini certo, ma si scrive. Ed è qui che anch'io come molti altri prima di me mi pongo la domanda che vale un'esistenza: non sarebbe stato meglio scegliere un'occupazione assolutamente non creativa, ma probabilmente più appagante tipo, che sò, fattorino DHL o cameriere di trattoria?
Adesso se non fai una graphic novel assolutamente geniale non fai niente e io, ben sapendo di non avere alcunchè di intelligente da dire e soprattutto non riuscendo a esprimerlo in maniera intellegibile, che faccio? Mi ritrovo tristemente a desiderare i bei tempi andati, quando bastava un Geppo o un Tiramolla a far felice un autore e un urlo si leva disperato dal più profondo della valle del mio cuore: Nonna Abelarda, dove sei!!!!